Un personaggio noto ormai nel mondo dei rally ma anche nella quotidianità. Bisogna ammettere che Sebastién Loeb ha segnato un solco ben marcato nella storia di questo sport, guadagnandosi rispetto e nomea in questo ambiente. Nominato “il cannibale” sin dall’epoca della sua attività rallystica piena, ha da sempre posizionato l’asticella per quantificare e misurare il potenziale degli altri piloti. Girando per strada, se chiediamo alle persone due battute sui rally, usciranno due cose: il Deltone e Sebastién Loeb.
Ovviamente i nove mondiali vinti su Citroen sono qualcosa di superbo, di un periodo che sarà difficile ritorni. Dagli esordi con la Saxo Kit Car, passando per la Xsara WRC e per finire su una DS3 WRC. Una serie di vittorie e duelli all’ultimo secondo, con altri piloti che hanno segnato la storia di questo sport.
Ed è proprio qui, che entra la parola “fine“. In realtà è un termine che Sebastién Loeb sembra non conoscere. Solitamente chi si ritira, tende a condurre una vita tranquilla…da pensionato. Eppure il “pensionato” di Haguenau non ha mai pensato di stare fermo. Entra nel Campionato FIA GT Series, vincendo tre gare su McLaren. Si sposta poi nel WTCC, imponendosi in sei eventi. Per non farsi mancare niente, anche Rallycross, Extreme-E e un record mondiale alla Pikes Peak.
Giusto due cose da pensionato suvvia.
Eppure c’è una cosa che proprio non gli riesce. E’ lì, che martella da ormai nove anni. E’ come la kryptonite di Superman. Già, parliamo proprio della Dakar e del suo circuito di gare costellate di sabbia. Inizia tutto nel 2016 con il team Peugeot e una squadra da paura: Stephane Peterhansel e Carlos Sainz come compagni. L’inizio fa ben sperare e quasi spaventare: il transalpino al debutto è davanti a tutti ma con una cappottata rovina tutto, terminando al nono posto.
“E’ al debutto. Ci vuole tempo. Sicuramente la gara sarà sua!” Frase corretta per il tempo, che ha ricalcato gli articoli di mezzo mondo.
L’anno successivo Peugeot presenta la 3008 DKR. Con la sorella maggiore tenta il tutto per tutto, senza ripetere l’errore dell’anno precedente. Ma la vittoria gli sfugge per cinque minuti da Mr.Dakar (Stephane Peterhansel), sebbene vinse sette tappe. Il 2018 invece è da dimenticare; l’evoluzione Maxi del 3008 non gli calza a pennello e arranca nelle prime tappe. Chiude la corsa con un ritiro e la frattura al bacino dello storico navigatore, Daniel Elena.
Così non ci siamo. Ci riprova però nel 2019…senza l’appoggio di Peugeot Sport ma con la spalla di PH-Sport. Quattro tappe vinte, sembra l’anno giusto. Ma niente da fare. Problemi al termine della tappa nove gli impediscono di stringere il Tuareg del 1° posto, lasciandolo a Nasser Al-Attiyah.
Un anno sabbatico e il ritorno nel 2021.
Sebastién Loeb si presenta con un progetto tutto nuovo; si chiama Hunter e arriva dal team BRX con a capo David Richards della famosa Prodrive. Quest’ultimo nome ovviamente, a voi appassionati, vi avrà acceso la lampadina con a fianco l’immagine delle svariate Subaru boxer-eggianti. Purtroppo però l’affidabilità del mezzo lascia a desiderare. Dopo un guaio alla sospensione, diverse forature ed errori di navigazione, Sebastién Loeb da forfait. Ma non solo: Daniel Elena decide di separarsi dal fidato pilota che ha accompagnato per tanto tempo. Subentra così Fabian Larquin per l’anno 2022, che sembra quello giusto…ma…c’è sempre un ma. E’ davanti che lotta con Nasser Al-Attiyah. La vittoria è lì, a portata di mano. Un guaio meccanico, forature…anche qui la Dakar sfugge lasciando solo un secondo posto.
Un secondo posto che si ripete nuovamente nel 2023, nonostante abbia vinto sette speciali consecutive battendo il record di ben trentaquattro anni prima, detenuto da Ari Vatanen. 2024? Niente da fare: questo BRX non vuole saperne di funzionare bene e si deve accontentare del terzo posto.
Quest’anno…beh lo sappiamo. Al debutto con Dacia, accusa prima problemi meccanici per poi disfare la corsa definitivamente con un incidente. Non da meno anche l’Abu Dhabi Desert Challenge 2025 concluso due giorni fa: dopo aver preso due minuti di penalità, sbaglia e deve tornare indietro per cercare un way point. In mezzo alla polvere, preso forse dalla foga, prende una piccola duna che lo catapulta in avanti. Nel cestino anche qui, la possibilità di vittoria.
Da profani, le domani si pongono da sole. Abbiamo forse trovato qualcosa che a Sebastién Loeb non riesce? In questi ultimi tempi sta uscendo la vena rallystica dello stesso, ma è un approccio che nei rally raid non funziona. Sono gare lunghe dove gli errori sono all’ordine del giorno e minuti di distacco con fanno troppa differenza come in un rally. Forse è la foga, forse è l’indole, ma gli eventi recenti dimostrano che forse Sebastién Loeb dovrebbe fare un passo indietro e cercare di imparare dai propri errori. Forse solo così può vincere la Dakar e magari impossessarsi del Campionato Mondiale Rally Raid. La concorrenza è spietata, forte di Nasser Al-Attiyah, l’ex collega Carlos Sainz, tutto lo squadrone Toyota ufficiale e Overdrive, per non parlare di Mini. Il deserto è costellato di papabili vincitori.
Riuscirà il nostro cannibale a mangiare anche la Dakar?