photo by Red Bull Content Pool

Divampa la polemica. Ma stavolta non è una polemica sterile da click-bait. Il WRC negli ultimi tempi sta attraversando un periodo difficoltoso e le azioni intraprese dovrebbero fare in modo di salvaguardare la massima espressione mondiale dei rally. Ultimamente però la FIA ha stretto la cinghia, con un regolamento per il comportamento dei piloti. Comportamento anche verbale; in soldoni i piloti devono sempre misurare le parole, altrimenti sono guai.

Ne è un esempio Adrien Fourmaux, che per un “fuck” sfuggito durante l’intervista (riferendosi alla cattiva prestazione svedese) si è visto recapitare diecimila euro di multa, che diventeranno ventimila se capiterà di nuovo. Tempi più indietro era successo anche a Sebastién Ogier, in occasione delle lamentele verso la gestione polvere in Grecia. Dopo questi ultimi avvenimenti, il World Rally Driver Alliance (WoRDA) si è riunito (formato da piloti e navigatori stessi del WRC) e ha rilasciato una dichiarazione che ha risuonato nella maggior parte dei canali social dei piloti WRC, aderenti.

“I piloti e i navigatori di rally di WoRDA, ispirati dai colleghi della GPDA, si uniscono per esprimere la propria opinione, cercare chiarezza e collaborare per un futuro più luminoso.” 

Così apre la comunicazione di WoRDA. Ricordiamo infatti che GDPA è il Grand Prix Drivers Association; non solo il WRC è afflitto da questo problema ma anche la Formula 1. Max Verstappen infatti era stato sanzionato con servizi sociali, per aver imprecato durante una conferenza stampa.

In questo caso i piloti si uniscono, affermando che:” Le sanzioni per piccole, isolate e involontarie mancanze linguistiche, hanno raggiunto un livello inaccettabile. […] Vogliamo una soluzione urgente e trasparenza.”

Si chiede infatti trasparenza, poichè nel comunicato scritto ci si domanda anche dove questi soldi “presi” dalle multe, vengano poi messi.

Il testo poi prosegue, chiarendo come la mancanza di trasparenza non faccia altro che alimentare una perplessità e una fiducia già traballante nel sistema. Ricalcando poi anche una nota dettata dallo stesso Mohammed Ben Sulayem (Presidente FIA) dove diceva che “i genitori devono poter far vedere tranquillamente ai propri figli uno sport sano, fatto di professionisti”, rispondono al termine del comunicato:” Siamo anche preoccupati per l’impressione che queste somme eccessive creano nella mente dei fan, suggerendo che questo sia un settore in cui i soldi non contano.”

Piloti e copiloti che si sono uniti alla WoRDA chiedono un dialogo tra l’associazione stessa e la FIA, in modo tale da avere un confronto e trovare una soluzione adeguata. Purtroppo – e questa è una considerazione personale, lasciando da parte l’oggettività giornalistica e dando spazio al romanticismo di appassionato – il politically correct negli ultimi tempi sta uccidendo qualsiasi cosa. Come uno dei nostri lettori ha sottolineato nei nostri canali social: “[…] I figli di quegli stessi genitori che gli viene inibito di guardare il WRC per le parolacce, poi accendono la TV e ne sentono, vedono a bizzeffe.”
Non stiamo forse esagerando? Senza piloti e copiloti questo sport non esisterebbe; lo sforzo che fanno per guidare al limite vetture simili è spropositato così come l’adrenalina. Chiunque imprecherebbe per aver buttato via un rally, con una cavolata…no?